Tutti lo temiamo e tutti, almeno una volta nella vita abbiamo pensato di esserne vittime. In alcuni casi era solo una paura infondata in altri si trattava veramente di malocchio. Ma cos’è e come si lancia il malocchio?

Che cos’è il malocchio

Il malocchio è una negatività che viene inviata attraverso lo sguardo di un occhio malevolo: può essere paragonato ad una nuvola di fumo molto densa in grado di spostarsi nella direzione del pensiero e di nutrirsi dell’energia che incontra.

Malocchio: cos'è e come toglierlo

Questo perché i desideri materiali e l’ istinto animale possono essere talmente forti, talmente avvelenati ed avvelenanti da generare nel Terzo occhio un’ immagine mentale che a sua volta può colpire una “vittima”. Il malocchio non sempre è lanciato volontariamente, in molti casi è inviato in modo del tutto involontario.

Partendo dal presupposto che le energie simili si sostengono e si rafforzano a vicenda, il malocchio troverà un terreno fertile su una persona negativa o comunque debole. Ma nessuno è esente e tutti possono essere colpiti, un po’ come nelle possessioni demoniche.

Il malocchio oltre il Mediterraneo

La credenza che uno sguardo possa nuocere non è esclusiva della tradizione italiana. In diverse parti del mondo troviamo idee che le somigliano, anche se cambiano i nomi, le cause attribuite al danno e i modi per proteggersi. In Brasile, per esempio, si parla di mau-olhado e quebranto: in alcuni contesti sono collegati all’invidia, in altri anche a uno sguardo di ammirazione troppo intenso, che può colpire soprattutto i bambini senza che vi sia necessariamente l’intenzione di fare del male.

Come tolgono il malocchio in Sud America?

In queste comunità le benzedeiras e i benzedeiros praticano la benzeção, una forma di benedizione o cura popolare che può comprendere preghiere, gesti e l’uso di piante (ad esempio la ruta). Anche nel Nord Africa, in ambito islamico e nella religiosità popolare, è diffusa la credenza nell’al-ʿayn, il “malocchio”. E credenze locali legate allo sguardo nocivo sono documentate anche in alcune società dell’Africa subsahariana.

Questi esempi mostrano una somiglianza, non una tradizione unica diffusa ovunque. Le idee di invidia, ammirazione e vulnerabilità possono intrecciarsi in modi diversi: non sempre chi guarda è considerato malintenzionato e non sempre il danno viene spiegato come effetto di una “cattiva occhiata” nel senso italiano.

È utile fare attenzione anche quando si parla delle religioni africane e afrodiscendenti. Non esiste un’unica religione africana, né si può ridurre il rapporto con il sacro a un generico tentativo di difendersi dall’ira divina: in tradizioni diverse sono centrali, con forme e significati propri, le relazioni con divinità, antenati e altri esseri spirituali, insieme a pratiche rituali di devozione e propiziazione.

Nelle regioni dell’Africa subsahariana occidentale come Togo, Benin, Nigeria, la culla del Vodun e della tradizione Yoruba, la struttura psichica e sociale della comunità cancella la dinamica del malocchio occidentale per tre motivi precisi:

1. La coscienza del Villaggio e la Proprietà Condivisa

In una struttura sociale dove i figli sono del villaggio, il raccolto è del villaggio e la siccità colpisce tutti, l’invidia individuale del vicino perde gran parte del suo potere distruttivo. Se la terra soffre, soffrono tutti; se c’è abbondanza, l’Ashe (l’energia vitale) circola per l’intera comunità.

2. Il Culto degli Avi come Vero Barometro della Sorte

Nelle tradizioni tradizionali africane, la sfortuna, la malattia improvvisa o il blocco materiale non vengono quasi mai attribuiti all’occhio maligno di un conoscente. La primissima domanda che un sacerdote Vodun o un Babalawo si pone di fronte a un problema è: “Quale antenato abbiamo trascurato?”. Gli Avi sono i guardiani del sangue e della terra; se il canale con loro si interrompe perché non si fanno le giuste offerte o si manca di rispetto alla tradizione, la protezione crolla e i mostri entrano. È una questione di ordine genealogico, non di gelosia interpersonale.

3. L’Offesa alle Divinità (I Lwa o gli Orisha)

La sventura viene letta come un indispettimento delle forze della natura. Se una persona subisce un danno, significa che ha violato un tabù sacro (Ewo o Meji), che ha camminato sopra una forza senza chiedere il permesso o che non ha onorato l’accordo con il proprio Lwa o Orisha protettore/reggente. Non è il vicino che ti lancia il dardo dell’invidia; sei tu che hai creato un problema di rispetto con le intelligenze dell’universo.

Dunque l’approccio di Iansà nel togliere il malocchio è dapprima fare un’attenta analisi, comprendere se vi siete disallineati dalla vostra energia reggente spesso è la chiave per far terminare quelle coincidenze sfortunate e quell’alone di negatività. Per un’analisi approfondita contattami.